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Il catalogo di Ar, già in altri tempi, non era un semplice elenco di libri messi in vendita, ma un’occasione di dire altrimenti la cultura, grazie alle note che accompagnavano la presentazione di ogni testo. Le varie tendenze dell’orizzonte ideale di destra vi trovavano espressione. Ben inteso, non si trattava dell’attuale destra italiana di governo, puramente economica e borghese. Perciò il catalogo poteva suscitare reazioni diverse, di consenso o di rifiuto.
La collana ASCENDENZE, allo stato attuale, comprende ben sette libri di Spengler, uno di Sombart e due di Evola.
L’idea di ASCENDENZE è di opporsi alla decadenza della storia riportando ai germi custoditi e trasmessi dai nostri ‘antenati’ per le vie del sangue; “Idee senza parole” non manifestate da concetti, ma da miti inespressi che suscitano intuizioni intellettuali, fuori dalle forme dell’intelligenza. Essi orientano l’uomo “in ordine con la propria stirpe” alla venerazione dei dèmoni della vita.
La collana ha il suo centro nella ristampa di Imperialismo pagano, il testo di Evola che ebbe un carattere profetico per l’Italia del secolo XX, nonostante l’accusa di plagio da parte di Arturo Reghini, e nonostante fosse stato preceduto da Louis Rougier e dalla sua collana Maîtres de la pensée antichrétienne. Rougier aveva rilevato l’inconciliabilità degli elementi platonici e aristotelici assorbiti dal Cristianesimo con quelli propriamente cristiani ed ebraici. Il Rougier ha tentato una ricostruzione del Discorso Vero di Celso contro i cristiani (1). Ma si deve rilevare ancora che ben
diversamente da Evola, filosofo dell’Individuo Assoluto, Rougier aderiva a una filosofia dell’empirismo logico, del quale in Francia fu il principale rappresentante (2).
Dall’Impero Sacro e Romano, spirituale e ghibellino, nel cui pantheon la religione cristiana avrebbe dovuto assumere il ruolo di religione popolare e tollerata, Evola doveva giungere a sostenere, nel regime del secondo dopoguerra, da lui veduto come un lungo interregno, una restaurazione del fascismo, purgato di tutti i difetti del regime caduto, e destinato a prendere la forma non di un partito ma di un ordine elitario. Fu un’utopia, della quale Evola fu pienamente cosciente (3), e tuttavia il nostro tempo ha pur veduto il ritorno di fascisti ed ex fascisti nel governo della Repubblica – sia pur nel quadro di un sedicente regime democratico, e non certo in un ordinamento come quello auspicato da Evola. Questo ritorno testimonia l’attualità del suo pensiero. In una estrema sintesi, la parabola del pensiero politico di Evola può essere compresa fra i due limiti di Imperialismo pagano e degli scritti del secondo dopoguerra. L’antologia L’idea di Stato della collana ASCENDENZE raccoglie suoi scritti che vanno dal 1926 al 1942, e uno di Costamagna del 1937.
Ma tutto parte da Imperialismo pagano. I punti salienti di questo libro, opportunamente ristampato, sono: 1. l’anticristianesimo, che non rimase il pensiero solitario di un oscuro scrittore del secolo trascorso, poiché nel secondo dopoguerra generò il ritorno degli antichi culti romani, e la formazione del movimento tradizionalista romano che li patrocina, e oggi aspira a un riconoscimento pubblico, simile a quello che si è ottenuto in Islanda, Norvegia e Danimarca; 2. la previsione della sconfitta, cui l’Italia sarebbe andata incontro in una guerra con le potenze industrializzate e tecnologiche anglosassoni; 3. la necessità, in cui si sarebbe trovato lo Stato italiano, di fare la scelta tra l’impero sacro, romano e ghibellino, e un regime guelfo e vaticano, come è accaduto nel secondo dopoguerra.
Numerosi testi di Spengler sono stati ristampati in ASCENDENZE: tra di essi, figura anche Anni della decisione, che ebbe una sicura influenza sulla politica del fascismo. Poiché questa collana si richiama agli ‘antenati’, gioverà ricordare che il pensiero di Spengler, più che di Goethe e di Nietzsche, fu debitore di Schopenhauer. Infatti, fu quest’ultimo che nel suo Die Welt als Wille und Vorstellung (paragrafi 48 e 53), riferendosi alle invasioni barbariche, considerò le ère storiche separate come ère geologiche, e ritenne una sventura che, di tutte le civiltà antiche scomparse, abbia fatto da fondamento alla nostra quella giudaica. Comune a Schopenhauer e a Spengler è l’idea della separazione fra le ère storiche. Mentre Schopenhauer la spiega comparandola con la geologia, Spengler, invece, nel suo Der Untergang des Abendlandes, paragona le ère storiche a momenti contrassegnati dall’intervento di una separazione provocata da organismi biologici diversamente individuati (4). Sulle vedute di Schopenhauer, Spengler innestò le idee di Goethe a proposito della natura vivente, trasferendole al mondo storico. Nonostante Spengler riferisse la filosofia di Schopenhauer alla Zivilisation, un paragone tra lui e Schopenhauer resta fondato. Quest’ultimo, inoltre, criticò la filosofia del divenire e dello storicismo, che per lui decadono in cosmogonia, e fanno del tempo una determinazione della kantiana “cosa in sé”. A proposito della separazione tra le civiltà, si può ricordare ancora che, per la visione ciclica delle forme di civiltà, dovuta a Vico, i tempi della “barbarie seconda” erano considerati più oscuri di quelli della “barbarie prima” (5).
In ASCENDENZE figura anche una raccolta di scritti di Sombart dal titolo Metafisica del Capitalismo. Al detto medievale, per il quale il mercante, recisi i nessi con il sangue e con la terra, accorre dove lo sospinge l’avidità – ricordato nella nota introduttiva –, possiamo forse unire il detto degli antichi saggi della Grecia, che sentenziava: l’uomo è denaro (chrèmata anèr), e quello di Teognide, secondo cui l’oro ha mescolato le stirpi.
Dell’autore basti ricordare al lettore che fu il fondatore della sociologia economica, e contribuì a introdurre il pensiero di Marx nelle scienze sociali tedesche. In particolare, dobbiamo osservare che, ricollegandosi a quel genere di antiebraismo, che, dai tempi del Romanticismo, circola in tutta la cultura filosofica tedesca, Sombart, in uno dei saggi dell’antologia, mette in rapporto l’Ebraismo con la formazione del capitalismo e dello spirito moderno. Per lui, la morale ebraica era razziale e aveva due volti, uno per gli Ebrei e un altro per gli stranieri. Secondo lo ius gentium ebraico erano leciti, e forse doverosi, prestare a interesse allo straniero, e praticare con questo l’usura, quando nel Cristianesimo tali comportamenti non erano previsti. Statuendo la libertà di commercio e di mestiere, gli Ebrei furono i pionieri del capitalismo.
Piero Di Vona
(1) L. Rougier, La sovversione cristiana e la reazione pagana sotto l'impero romano, trad, it., Libreria Romana, Roma s. d.
(2) F. Barone, Il Neopositivismo logico, Laterza, Roma-Bari 1977, pp. 53, 164, 329-330, 447-448, 701-703.
(3) J. Evola, "Uomini dei partiti e uomini dei movimenti", 19 aprile 1953; "Considerazioni antielettorali", 21-28 giugno 1953. Articoli usciti entrambi su La rivolta ideale (ora in J. Evola, I testi de La rivolta ideale, Edizioni di Ar, Padova 2004).
(4) O. Spengler, Il tramonto dell'Occidente, Longanesi, Milano 1957, pp. 35-36, 61-63, 68-71, 186, 191-193, 201-205, 248, 572-579.
(5) G. Vico, La scienza nuova, giusta l'edizione del 1744, Laterza, Bari 1974, p. 553, paragrafo 1046, e per lo svolgimento paragrafi 1047-1056.
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