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CONSONANZE

   
IL GENEROSO RADICALISMO DELL’ANIMA.

 
 

 

 

Di Franco Freda, uscì, nel 1996, nella collana di Ar CONSONANZE, Platone. Lo Stato secondo giustizia, che può dirsi una ricerca intorno al primo affacciarsi teoretico della necessità della Tradizione in Occidente, sorta dallo sgretolarsi dell’antico ordine della polis greca. Nel 2000, vide la luce il suo secondo volume, La disintegrazione del sistema, una selezione di testi stesi nell’arco di trent’anni (dal 1960 al 1989), in cui l’autore rende conto, per così dire, di che cosa possa significare e che cosa possa comportare, nei nostri tempi, ispirarsi al paradigma platonico, o riflettere intorno al “cavalcare la tigre” proposto, nel 1961, da Evola: e assumere quel pensiero e questo portamento come limiti cui tendere nella propria esistenza individuale.
Del testo su Platone, non va tralasciata l’attenta lettura della postfazione critica di Francesco Ingravalle, al quale si deve pure la cura del secondo volume frediano. La nota introduttiva di Ingravalle alla Disintegrazione aiuta a innestare nel tempo, sia il testo che dà il titolo alla raccolta (composto, nel 1969, come riflessione sulla prospettiva politica), sia gli altri più brevi e occasionali scritti. Per una adeguata intelligenza di tale varia documentazione, che in certi punti può sconcertare e mettere in difficoltà il lettore che non possegga strumenti culturali atti a una corretta esegesi, è importate il “Corollario”, dove si incontrano e confrontano le diverse interpretazioni di Giovanni Damiano (“Un agguato alla storia “), di Piero Di Vona (“Spinozismo di destra, spinozismo di sinistra”), e, ancora, di Francesco Ingravalle (“Un comunismo dorico”).
Il terzo volume dedicato ad “Ar” – che data 2002 – è la dissertazione di laurea di Chiara Stellati, dal parlante titolo Una ideologia dell’Origine. Franco Freda e la controdecadenza, su cui si diranno due parole più avanti.

La collana CONSONANZE – che inalbera a sua insegna il frammento eracliteo “Accordo di contrari, come dell’arco e della lira” – fu inaugurata dalla traduzione in italiano di Friedrich Nietzsche o del radicalismo aristocratico, un testo di Georg Brandes, lo scrittore ebreo danese che, nel 1888, rivelò al mondo scientifico europeo la figura del filosofo che veniva aprendo, dal di dentro stesso della modernità, una breccia non riparabile; con ciò indicando, di là dal pensiero conservatore, un modo nuovo di avversare – o di scongiurare – la décadence. Nel prezioso volumetto, curato da Francesco Ingravalle, troviamo anche antologizzata la corrispondenza tra il noto poligrafo, il cui cognome completo era Cohen Brandes, e il quarantenne semisconosciuto autore di Al di là del bene e del male.
Evola, il maggiore interprete italiano dell’antidecadenza, entra nella collana per il tramite di un saggio originale e propositivo a firma di Giovanni Damiano, La filosofia della libertà in Julius Evola, studio che chiosa intorno alla straordinaria carica nichilistica in funzione antimoderna della nozione di libertà, quando questa venga intesa nel suo significato rigoroso e assoluto, conferitole da Julius Evola in vari suoi testi teoretico-speculativi. L’Uebermensch nietzscheano – il quale aveva preso forma entro un nichilismo che ancora ignorava le sue piene potenzialità –, liberandosi dai condizionamenti del moderno sentire immanentistico, tocca il proprio fondo e si capovolge nell’ideale superpersonale e paradossale dell’“Individuo assoluto”, trionfo mondano dell’Uno trascendente.
Colui che Evola chiamò “un Maestro” dei nostri tempi – ma dal quale, entro il comune àmbito ideale, si differenziò proprio nel considerare il nesso metapolitica-politica e la conseguente questione dei modi e delle vie del possibile allaccio o riallaccio con l’autentico sapere metafisico – è il protagonista del quarto volume di CONSONANZE, Conoscenza tradizionale e sapere profano. René Guénon critico delle scienze moderne, un saggio di Massimo Pacilio, presentato da Piero Di Vona, nel quale troviamo una sintesi del pensiero guénoniano a partire dalla posizione ch’egli ebbe ad assumere verso le scienze e in particolare verso quella che è intesa come la scienza della quantità per eccellenza, la matematica, della quale, sin dalla prima gioventù, si era intensamente occupato riflettendo intorno al leibniziano calcolo infinitesimale. Ma la nozione di infinito – rileva Guénon – non si addice al numero: è una di quelle idee-limite che portano fuori dall’ordine quantitativo e aprono all’ordine qualitativo o simbolico. Di conseguenza, tutta la filosofia che presume di fare della metafisica senza avere rotto i ponti con la logica quantitativa e legata ai sensi è fuori strada. La riflessione sull’infinito – come su altre idee-limite e sul simbolico in generale – consente la possibilità di accedere a quell’intuire intellettuale che è l’organo noetico preposto al conoscere metafisico.
Non più la dialettica della mente, ma la contemplazione mediante la mente-intelletto che ha saputo insediarsi nel ‘cuore’, luogo centrale, elettivo di più tradizioni sapienziali.
L’intuizione intellettuale – esattamente come la libertà di Evola – da null’altro può sorgere che da sé medesima: atto autocreativo, seppur condizionato, secondo Guénon, dal crisma della regolare iniziazione.
Nelle ultime pagine del suo scritto, Pacilio richiama le diverse possibilità di reintegrazione che Guénon aveva prospettato via via che il rapporto con il residuo retaggio iniziatico giudicato regolare veniva affievolendosi e corrompendosi. La modernizzazione forzata dell’intero mondo, a cui oggi noi assistiamo impotenti, lo strapotere scientifico-tecnico che s’inorgoglisce a scapito dell’interiore umano, chiedono certamente ulteriori medicamenti. La nozione di Tradizione, intesa non come mero riferimento culturale ai saperi metafisici del tempo pre-moderno, ma come ininterrotta continuità nel tempo del vero conoscere – sostenuta grazie a organismi funzionali alla conservazione e trasmissione di esso mediante iniziazione –, appare, oggi, ancor più problematica che negli anni in cui Evola poté riflettervi.
E’ noto che, diversamente da Guénon, Evola, avendo constatato sin da giovane le difficoltà pratiche del giovarsi di un serio e attendibile tradere temporale, non escluse la possibilità eccezionale – ma il nostro tempo sembra non poter confidare ormai quasi in altro che nell’eccezionalità – di un reale, positivo conoscere metafisico in autonoma via individuale, a prescindere dal lasciapassare e dalla benedizione della regola iniziatica: dunque considerando pure il caso straordinario di un riallaccio, per così dire, sulla verticale. Egli, inoltre, giudicò sempre un fatto di grande rilievo, per la persona che inizialmente non può che affidarsi alle sole proprie forze, il semplice approssimarsi, l’ingenuo ma non inerte, autentico, persuaso tenersi in vista della dimensione metafisica. Ebbene, anche questo minore stato dello spirito deve presupporre una certa concretezza di rapporto con la fonte originaria: non può esaurirsi in una convinzione intellettuale sia pur ardentemente partecipata. E d’altra parte, ridotte che si siano le ambizioni spirituali, vetuste e sempre viventi tradizioni religiose occidentali possono soccorrere, come Evola ebbe a rilevare già negli anni Trenta e poi nel primo dopoguerra e, infine, pochi anni prima della morte.

L’ultimo volume della collana reca, fin nel titolo – si è visto –, la parola Origine. Appropriatamente, l’autrice qui impiega il termine ‘ideologia’, poiché è chiaro che si tratta di un genere di ideologia che, come non trae la sua linfa vitale da un fatto di ragione, così nemmeno in un fatto di ragione si esaurisce. L’Origine, in simile contesto, sta per principio ed essenza della Tradizione, sul crinale tra metafisica e storia. Rapportarsi direttamente all’Origine è saltare i tramiti storici della Tradizione, divenuti sempre più problematici e, necessariamente, crearne dei nuovi o rinverdirne. Sostituire o accostare all’ideologia della Tradizione l’ideologia dell’Origine è andare incontro all’accennato, eretico suggerimento di Evola, là dove egli ammette la possibilità di connubi con l’alto anche in assenza di un trait-d’union temporale. Direttamente con l’Origine, secondo Evola, si è congiunto il principe Siddharta: egli si è tenuto sul livello più alto. Forse lo stesso può dirsi, in àmbito semitico, per il Nazzareno. Gli asceti eremitici e i mistici ‘selvaggi’ di tutti i tempi appartengono alla stessa rischiante categoria.
Ma il riferimento all’Origine è suscettibile anche di altra interpretazione, aggiuntiva o sostitutiva. Oltre che la possibilità dello svelamento dell’Io impersonale, l’accostarsi all’Origine può significare il riconoscimento della propria particolare aura prenatale, la forma, il ruolo che – nello “Stato secondo giustizia”– la persona è destinata ad assumere.
Dal lavoro della Stellati (“asettico e ricognitivo”, e proprio per questo rivelativo), risalta costantemente, accanto all’originale radicalità del pensiero politico di “Ar”, il suo costante riferimento alla dimensione metafisica. Il ritorno politico all’Origine, il nuovo inizio – se inteso in un senso non meramente auspicante e immaginario – presuppone che qualcuno abbia già messo piede nel nuovo tempo. Quanto più radicale è la prospettiva politica, tanto più tale condizione dovrebbe essere osservata. Non c’è audacia o arte politica che possa generare il ritorno, se essa già non sia spiritualmente gravida dell’evento. E’ vero peraltro che l’azione politica, quando condotta con la giusta disposizione, è essa stessa un mezzo per fare qualche passo in direzione alta (non altrimenti d’altronde, volendo, che nella vita ordinaria apparentemente più banale, qualora si sia saputo penetrarla sino al suo fondo, per nulla ordinario).
E tuttavia, sebbene l’autenticità dell’intenzione, la disponibilità al sacrificio, la coraggiosa determinazione non siano sufficienti a suscitare da sé sole nuova realtà, certamente ne possono rappresentare il prologo, possono andare a costituire l’antefatto necessario a che l’evento sia propiziato, e, a suo tempo, si compia. Anna K. Valerio, nella nota introduttiva (“La misteriosa audacia del radicalismo”), si intrattiene sul bruciante terreno di confine dove il rischioso radicalismo pratico si rispecchia nel generoso radicalismo dell’anima sospinta ad antivedere l’ulteriore orizzonte.
Il cammino percorso da “Ar” durante i suoi quarant’anni è, infine, con limpidi, scarni tratti, sintetizzato da Piero Carini, nel commento che chiude il volume (“Vera Destra, radicalismo di Destra e cultura integrale”). Qui vediamo l’itinerario di “Ar” compiersi attraverso tre diversi momenti autoformativi, con l’approfondimento della categoria della prassi nel mutare delle contingenze storiche, per concludere con il riconoscimento dell’impegno integralmente culturale come suo compito essenziale. Le Edizioni di Ar – una compagine che non mi sembra abbia l’eguale in Europa – riconoscono nella cultura e nella formazione il tramite necessario a decantare il senso di ogni prassi.

Tutti i testi della collana CONSONANZE sono accompagnati, come s’è visto, da scritti di altri autori – presentazioni, postfazioni, corollari, note critiche e anche dissenzienti. Una caratteristica che mette in luce il carattere comunitario dell’operato. Nella collana CONSONANZE, l’Editrice Ar racconta la sua storia (1) ed esibisce le ragioni ideali. Una sua perspicuità mi sembra stia nel concepire la via della sopraccennata approssimazione – che è ineludibile compito del singolo – come necessità intrinseca di ogni organismo vivente, quindi della polis, ove essa aspiri a tonificare la propria essenza. “Ar” andrebbe perciò anche ad assumere, nel proprio dominio, un ruolo analogo a quello degli scomparsi ausilî tradizionali. Si suppone che il lavoro del singolo su di sé possa trovare linfa e sostegno nell’impresa comunitaria, e che questa possa, a sua volta, crescere con il crescere del singolo. Un circolo che, via via, scava nel più profondo. Da cosa viene cosa. Dove c’è serietà, autenticità, tenacia, e insieme capacità di autocorreggersi, niente, contro ogni pessimismo della ragione e della storia, è da escludere.

Roberto Melchionda

(1) Sarebbe da vedersi anche L'albero e le radici di Franco Freda, 1996, uscito nella collana IPERBOREI ED ETIOPI.

 


 
 
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Titoli della collana
'Consonanze':
   

Friedrich Nietzsche
o del radicalismo
aristocratico

Platone. Lo Stato
secondo giustizia

La filosofia della libertà
in Julius Evola

Conoscenza tradizionale
e sapere profano

La disintegrazione
del sistema

Una ideologia dell'Origine


 
 
 
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