Catalogo  
 
   
  RISGUARDO
   

LO SPAZIO COMUNITARIO.

 
 

 

 

Risguardo, bollettino periodico a cura delle Edizioni di Ar, è uscito in quattro numeri tra il 1980 e il 1985. I primi tre si presentano come opuscoli, il quarto, invece, dedicato al ventennale delle Ar, è un volume di circa 360 pagine.
Risguardo rappresenta una tappa significativa (pur nel suo essere stato, in fondo, un tentativo all’epoca appena abbozzato) nel cammino oramai quarantennale delle Ar, avendo prefigurato una serie di esperienze realizzatesi con maggiore organicità e continuità solo successivamente, a partire dagli anni ’90 del secolo scorso. Pertanto, un’analisi, anche solo sommaria, di Risguardo può contribuire a una migliore messa a fuoco del significato che l’attività delle Edizioni di Ar riveste oggi.
Risguardo si poneva il fine di costituire uno spazio di confronto, innanzitutto tra i vari collaboratori delle Ar, e poi con persone esterne alle Edizioni e al Gruppo di Ar. Nel primo caso, potremmo parlare di spazio comunitario, nel secondo, di spazio non aprioristicamente circoscritto, dunque capace di aprirsi alla discussione anche con chi eventualmente condivideva poco o nulla dell’impostazione dottrinaria delle Ar. Ovviamente, il confronto interno rispondeva a due esigenze cruciali: stabilire una maggiore partecipazione alla comunità di Ar, in vista di una sua più forte coesione; cercare, attraverso la riflessione, di approfondire i temi e le idee-forza che innervavano l’operato tanto della casa editrice che del Gruppo di Ar. Il confronto esterno, invece, rimandava alla necessità di fuggire le secche dell’autoreferenzialità. Va detto, inoltre, che questi due aspetti procedono di pari passo, nel senso che l’apertura all’esterno è proficua soprattutto quando all’interno si consolida una dinamica di chiarificazione/decantazione del proprio orizzonte dottrinario.
A tal proposito, sin dal primo numero di Risguardo si assiste a una importante messa a punto, con la pubblicazione degli “Elementi della cultura integrale”, redatti da Freda. Attraverso questo breve scritto programmatico, vengono fissate le coordinate di una idea organica, e appunto integrale, della cultura, intesa non come esercizio individuale e intellettualistico, ma come espressione di una comune e articolata visione del mondo incardinata su “condotte esemplari” (p. 24), sì da far coincidere le parole con il modo d’essere di chi le pronuncia. Con la premessa, però, che tale idea non può sottrarsi al confronto con il nichilismo, il quale anzi deve essere assunto come vera e propria divisa (p. 24: “noi siamo nichilisti”). Non a caso, la ripresa, anni dopo, di questo testo, con il titolo “La cultura etnica integrale”, contiene un’aggiunta significativa e ancor più chiarificatrice, ossia che “il movimento per la cultura etnica integrale” deve prevedere “la consapevolezza che l’oggi significa: dopo la crisi dei valori” (1). Questa impostazione si ritrova, ad esempio, nello scritto di F. Ingravalle, “Cultura integrale e intuizione del mondo” in Risguardo II, 1981, e precisamente negli accenni, tipicamente nietzscheani, all’idea “dell’Essere come gerarchia di stati di potenza” (p. 3) e alla scelta “post-razionale” come unica soluzione possibile “per gli uomini dell’èra nichilistica” (p. 3, nota 6), così come ritorna nello scritto, a cura del Gruppo di Ar, “A proposito di Metafisica”, in Risguardo III, 1982-1983, col riferimento ad una “nuova metafisica” incentrata sulla “consapevolezza post-nichilistica” (p. 12).
Strettamente collegate con le elaborazioni fissate nei primi numeri di Risguardo, vanno, poi, considerate diverse pubblicazioni delle Ar risalenti a quello stesso torno di tempo. È il caso dei testi di G. Fino, Mishima e la restaurazione della cultura integrale (1980), di F. Ingravalle, Nietzsche illuminista o illuminato? (1981), di A. Romualdi, Nietzsche e la mitologia egualitaria (19812), di F. Freda, La disintegrazione del sistema (19803; il riferimento significativo è alla nuova postfazione, in cui Freda sviluppa la genealogia rivoluzionario-conservatrice della sua opera) e del Gruppo di Ar, Totalità sociale e comunità organica (1982). In quest’ultimo volume, che sin dalla nota introduttiva denuncia la propria filiazione dagli “orientamenti della cultura integrale” (p. 9), ci si pone il compito di “pensare nuovamente [...] le categorie del sociale e del politico” (p. 9), ma con una avvertenza decisiva: “oggi, l’uomo non vive più i valori come realtà oggettive, punti di orientamento non sottoponibili a revisioni, modelli ideali; questo è il clima in cui ci si accinge a restaurare la comunità integrale, organica” (p. 12). Come si può notare, la lectio difficilior del confronto con il nichilismo è presente in tutta la sua cogenza. Con le conseguenze del caso: abbandono di ogni patetico nostalgismo e serrato confronto analitico con il presente.
Il numero successivo di Risguardo conferma quanto detto sinora. Volume a più voci, anche dissonanti, esso chiamava a raccolta intorno a tre sezioni, rispettivamente dedicate al sentimento, alla immagine e alla idea del mondo.
In particolare, vista l’impossibilità in questa sede di riassumere tutti gli argomenti toccati in Risguardo IV (che, ricordo, è composto da più di cinquanta scritti), mi limiterò a segnalare alcuni interventi. Il primo, che poi funge da incipit del volume, è quello di Freda, “Professione d’identità”, in cui risuona perentorio l’invito a dar vita a una “rivoluzione contro la decadenza” (p. 11), realizzabile, però, solo a condizione di dismettere i panni logori del nostalgismo e dell’attaccamento paralizzante a esperienze oramai tramontate: “non conserviamo santini unti di patina agiografica, né proseguiamo le esperienze concluse e gli esperimenti esauriti dal movimento legionario romeno, da quello nazionalsocialista tedesco e da quello fascista italiano. Rappresentiamo, invece, un nuovo segmento sulla medesima linea retta, punti successivi che subentrano ai precedenti nello stesso significato in loro racchiuso” (p. 12).
Un secondo, quello di F. Ingravalle, “Le Edizioni di Ar e l’estrema destra”, è ancora estremamente attuale. Così come esemplare ci sembra il ‘cappello’ dell’editore che introduce lo scritto di Ingravalle, col riferimento alla “favola sulla delusione, sorella dell’illusione” che conduce alla “elusione” (p. 101). In poche perfette parole si sintetizza un itinerario già sconfitto in partenza. Unico antidoto, il disincanto, ovvero la divisa del nichilista. Solo così è possibile affermare: “noi continuiamo a stare, persistiamo” (p. 101).
Ancora: interessante è lo scritto, preceduto da una puntuale nota esplicativa, di Silvio Gesell, “L’ordine economico naturale”, da leggere in raccordo con quello di G. Adinolfi, “Per una liberazione dall’usura”. Altrettanto significativo è il contributo di A. Trevisanello e R. Salvarani, “Conoscere l’arnese”, che sviluppa, in modo innovativo e positivamente eccentrico rispetto alle tradizionali opinioni al riguardo presenti nella destra radicale, il tema dell’intelligenza artificiale. Molto importanti sono, poi, gli scritti del Gruppo di Ar, “Platonismo e scienza moderna” e di E. Houllefort, “Scienza moderna e Tradizione”, che toccano un tema solitamente pochissimo dibattuto dalla destra radicale. Questi brevi saggi meritano una menzione proprio per aver affrontato temi essenziali dell’epoca attuale ai quali, colpevolmente, la destra radicale non ha mai dato particolare importanza.
Altri contributi da segnalare sono il lavoro di M. Rossi, “Nazionalbolscevismo: un aspetto del nichilismo nazionalsocialista”, centrato sia sulla figura di Niekisch, sia sull’ala sinistra della Nsdap capitanata dai fratelli Strasser sino alla scissione del luglio 1930 che diede vita alla KGRNS, e quello di A. Colla, “Una ‘martire’ pagana: Ipazia”, ottima ricostruzione, attraverso le fonti, della morte della filosofa neoplatonica Ipazia, appartenente alla scuola di Alessandria. Fondamentale, infine, il saggio di F. Le Roux e C. Guyonvarc’h, “Sulla sovranità celtica”, opera di due tra i maggiori studiosi della civiltà celtica. Lo studio, che risente positivamente dell’impostazione duméziliana, verte intorno all’analisi e alla descrizione degli Dei sovrani del pantheon celtico.

Giovanni Damiano

(1) Cfr. F. Freda, I lupi azzurri. Documenti del Fronte Nazionale, Edizioni di Ar, Padova 2001, p. 44.

 


 
 
[indietro]    
 
Franco G. Freda
Presentazione
Catalogo per collane
Catalogo per autori
Ordina
Distribuzione
Home


Titoli della collana
'Risguardo':
   

Risguardo IV

Risguardo V

 


 
 
 
Presentazione Cat. collane Cat. autori Recensioni Ordina
 
  Risoluzione consigliata 1024 x 768 pixel profondità 24 bit - Firefox - © 2005 - Design Franco Leone