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«[...]Dopo aver individuato i protagonisti della globalizzazione nelle organizzazioni internazionali politiche (ONU, Unione Europea, Nato, etc.) ed economiche (ad esempio: Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale), nonché nelle multinazionali che sottraggono risorse e potere ai governi degli Stati, Damiano sottolinea anche il ruolo svolto dalle Organizzazioni Non Governative (ONG) che, pur impegnandosi spesso in lodevoli attività di aiuto e sostegno ai Paesi poveri, esprimono delle logiche di «internazionalismo umanitario» per nulla alternative bensì funzionali alla «deculturazione» (Latouche). Non a caso le ONG si fanno sovente promotrici dei cosiddetti «diritti universali». Ciò è particolarmente significativo in quanto il globalismo giuridico, anche se procede più lentamente rispetto alla dimensione tecnico-economica dell'omogeneizzazione planetaria, è un aspetto centrale dell'ideologia mondialista, giacché lo svuotamento delle appartenenze identitarie, secondo l'utopia giuridica imperante, dovrebbe essere compensato da un diritto cosmopolitico capace di garantire la pace nella nascente società globale (o multirazziale). L'autore dell' Elogio delle differenze smaschera efficacemente il carattere illusorio di una prospettiva di questo tipo: la pretesa di fondare un ordine politico mondiale sui diritti umani universali ed individuali rappresenta in sé un'istanza violenta e bellicosa. Prima di tutto perché gli astratti e presunti «diritti universali» sono in realtà una determinazione storica dell'Occidente moderno, perciò affermarli su scala mondiale significa occidentalizzare il mondo e, dunque, violentare culture e tradizioni diverse dalla nostra. Inoltre centrare tutto il fenomeno giuridico sul singolo individuo, prescindendo dai vincoli storici e comunitari che legano gli uomini, nonché dalla sovranità degli Stati (il concetto di cittadinanza dilatato su scala mondiale), contribuisce ad inflazionare l'interventismo militare attraverso le cosiddette «operazioni di polizia internazionale», come si è visto negli anni più recenti. Tutto ciò con un uso arbitrario del diritto internazionale per cui si sceglie di intervenire in uno scenario piuttosto che in un altro sulla base di considerazioni che nulla hanno a che fare con il più elementare sentimento di giustizia.[...]»
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