Recensioni  
 
   
 

Sofri, Freda e la sua Musa, Marcello Veneziani, Libero, 5/12/2007

Che dire di una ragazza bionda con gli occhi azzurri penetranti che ama Platone e Nietzsche, legge e traduce classici, fa figli e filologia classica, allatta ancora il suo ultimogenito all'età di quasi tre anni, ama l'eterea Cristina Campo e cura letteratura erotica; che si definisce boreale e coltiva il pathos della distanza (liebe der terne, diceva Evola) e conversa con un linguaggio perfetto, armonioso e colto, ironico e uranico ed è perfino dolce e attraente? Che non esiste, direte voi. E invece esiste, ha ventott'anni, vive a Padova e collabora col diavolo in persona, fino a essere la sua Musa e la sua collaboratrice principale. Coetanea di coatti e sgallettate, di veline e bamboccioni, viene da un'altra galassia e giudica un complimento essere poco umani. "Onore ai differenti". Si chiama Anna K. Valerio, è di origine friulana ed aveva qualche ritrosia la prima volta che la vidi, a incontrarmi nei paraggi della stazione di Padova, abitata ormai quasi esclusivamente da immigrati clandestini e neri. Mi disse testualmente: "sono una fanciulla di spiccate fattezze boreali, eviterei di spingermi in stazione dove si aggirano troppi ceffi".

In effetti, soprattutto la sera, alla stazione di Padova sembra di essere in Namibia. Ci siamo rivisti una sera nella piazza della stazione padovana, all'ingresso, di un hotel che si chiama Grand'Italia ma che in quel contesto sembra una battuta ironica e quasi il consolato di una nazione straniera. Se vedi un connazionale ti viene quasi voglia di abbracciarlo, come accade tra compatrioti in paese straniero. Ad Anna K. Valerio in fondo non dispiace sentirsi straniera, nel luogo e nel tempo in cui vive, coltivando l'amore per la lontananza e il gusto aristocratico dell'Inattuale. Scrive libri, tra cui uno assai recente, di feroce eleganza, di puntualizzazioni e stroncature, intitolato Infierire. Ed uno dedicato a Nietzsche, intitolato "Per grazia, con grazia". E cura, anzi trascrive i testi di una misteriosa signora, forse pugliese, Fiammetta Oselladori. Alcuni sospettano che sia un suo noni de plume, come quando si firma Arianna de Giorgio; invece lei giura sull'esistenza reale benché nascosta della Mitica Scrittrice, definendola una chimera che usa i suoi polpastrelli; insomma lei traduce in pagina la fonte misteriosa. Cura libretti ricercati, a volte un po' esoterici, che trascorrono dalle dovizie erotiche del corpo alla filosofia pugnace di Nietzsche, dall'Evola più tosto, quello di Vita Italiana, alla narrativa più inconsueta, passando per gl'Iperborei e gli indoeuropei. L'ho scoperta per un infame equivoco.

Conoscevo una sua omonima pugliese e pensavo che fosse lei; melo confermava il titolo della collana che dirige, le librette di controra, che pensavo alludesse alla mitica controra pugliese, di cui ho scritto anche su Libero. Ovvero l'ora della siesta, il pomeriggio incantato del nostro sud. E invece la pennica non c'entrava affatto, il sud nemmeno, e la curatrice era boreale, altro che meridionale. Ma gli errori, a volte, sono sms degli dei. Ma io sto girando intorno a un Mostro che non vi ho ancora nominato. Il suo Maestro e Ispiratore, l'uomo che nulla ha di umano, come lei dice con celeste ammirazione. Insomma, il diavolo di cui vi dicevo. È Franco G. Freda, che è il suo editore, che viene letto e magari plagiato di nascosto da lettori ed editori raffinati. Le mitiche, temibili edizioni di Ar, che sono un po' come l'Adelphi in tenuta militare. Edizioni di gusto e di disgusto verso l'umanità, nemiche dell'egualitarismo e del gregge, animate da uno spietato e anticristiano aristocratismo, che sconfina nella riscoperta del tabù più tremendo della nostra epoca, la Razza. Ecco, sono arrivato fin qui per proporvi un enigma della sfinge o un giochino, fate voi. Vi propongo un identi-kit: "Fiero e altero leader dell'estremismo radicale in lotta contro il sistema, colto e carismatico, autore di scritti e curatore di iniziative editoriali, finito in carcere per diversi anni per un crimine infame degli anni di piombo, non si piegò mai a chiedere la grazia o il perdono e non ha mai dato segni di pentimento". Domanda: parliamo di Adriano Sofri o di Franco G. Freda? Di ambedue.

Vite parallele, anche se agli antipodi. Ma uno è diventato un eroe e un maestro, celebrato, corteggiato e ospitato nei media, sconfinante da sinistra a destra, da Repubblica al Foglio; l'altro è un maledetto, felicemente emarginato. E dire che il primo fu condannato in via definitiva per l'assassinio Calabresi; il secondo, benché abbia scontato ben 15 anni di galera, invece fu scagionato per la strage di Piazza Fontana. Fu poi duramente condannato per un suo iperminoritario movimento, il Fronte nazionale, in virtù della legge Mancino che colpisce i reati d'opinione, con motivazioni filosofiche, ontologiche e misteriche che l'avvocato Carlo Taormina che lo difendeva, tuttora ripete sbigottito. Non conosco di persona Freda e mi sarebbe facile sottolineare la lontananza dalle sue idee; ma sarebbe scontato e poco elegante, vero ma vile. Vedete in che antro ci ha condotto la sua Ninfa, Anna K. Valerio. Siamo partiti da una fanciulla boreale, letterata e filologa, che allatta ancora la sua creatura di tre anni, e siamo arrivati all'inferno. Ma come dice un aforisma di Gomez Davila, che lei m'ha offerto in anteprima: "Chi non mira le stelle si perde nella storia". Per chiudere con una citazione da Nietzsche o dal Tribunale: e il caos nero della stazione di Padova partorì una stella.

 

Giovanni Damiano, L'espansionismo americano. Un 'destino manifesto'?, A. Bedini, L'Indipendente, 10/6/2006
[...] Uno degli ultimi titoli in catalogo è quello di Giovanni Damiano, L'espansionismo americano. Un "destino manifesto"?, dove l'autore cerca d'individuare un'alternativa all'attuale egemonia americana. Come? indicandola in un nomos di ‘grandi spazi' capace di restituire all'Europa la sua piena sovranità e antica potenza capace di dar vita ad un nuovo scenario multipolare. [...]

 

AA.VV., Risguardo V. I quarant’anni delle Edizioni di Ar. 1963-2003, N. Ponte, Area, luglio/agosto 2004
Quarant’anni di Ar.
I quarant’anni delle Edizioni di Ar, ricordati in Risguardo V (p. 170, 10 euro) da vari autori della casa a cura di Piero Carini e Anna K. Valerio, sono un’occasione importante di riflessione per la cultura della destra. Molti di noi hanno motivi di gratitudine per i testi messi a disposizione. [continua]

 

Friedrich Nietzsche, L’anticristiano. Imprecazione sul cristianesimo, L. L. Rimbotti, Linea, 13/2/2005
[...]Friedrich Nietzsche, più di cent’anni fa, sentiva spirare sulla nostra civiltà un vento di morte. Già percepiva con chiarezza che l’ingrossamento della turba progressista e il suo accesso al potere avrebbero fatalmente portato L’Europa alla rovina, se non si fosse trovato qualcuno o qualcosa che, più nichilista del nichilismo, fosse riuscito ad arrestare la sovversione. [...] Nietzsche provò ad annunciare se stesso, a dare figura e forma ad un rinsanguamento dell’animo e del carattere che chiamasse a raccolta le sparse membra di un modo d’essere pagano, arcaico, tradizionale, aurorale, di intimo scavo a rintracciare una perduta parola di potenza, che è storia stessa degli europei. [...]

 

Beniamino di Dario, Il Sole invincibile. Aureliano riformatore politico e religioso, M. Triggiani, La Gazzetta del Mezzogiorno, 10/10/2004
In uno dei momenti di maggiore crisi per l’antica Roma, nel terzo secolo, quando l’impero era spaccato in tre tronconi, la pressione delle popolazioni barbariche ai confini era sempre maggiore, e c’era anche una crisi politica interna, Aureliano, divenuto imperatore nel 270, raggiunse l’obiettivo di una grande riforma politica e religiosa. Il regno dell’imperatore illirico fu breve (solo cinque anni, fino al 275) ma riuscì, con una serie di vittorie militari e di riforme politiche, a riunire l’impero, a evitare lo sfascio dello Stato riaffermando una religiosità solare e pagana e il 25 dicembre del 274, nel campo Marzio, fu innalzato un tempio al Dio Sole. Beniamino di Dario, studioso dell’antica Roma ("Il Sole invincibile. Aureliano riformatore politico e religioso", Ar), riassume e interpreta l’opera di Aureliano soprattutto da un punto di vista religioso e metafisico.

 

Julius Evola, I testi de La Stampa, a cura di Giovanni Damiano, F. Germinario, L’Indice, novembre 2004
Il volume raccoglie i diciassette articoli che Evola pubblicò sul quotidiano torinese dall’ottobre 1942 al dicembre 1943. Come osserva il curatore, a quanto è dato di sapere finora, questi sono gli unici articoli che Evola pubblicò durante il periodo della Repubblica sociale italiana. Due ci sembrano i fili conduttori di questa raccolta evoliana. Il primo è la celebrazione della guerra come momento in cui emerge l’aristocrazia dei guerrieri. Da qui, ad esempio, l’esaltazione di figure come Eugenio di Savoia o il barone von Ungern. Ma, anche, la critica di certe figure "sociologiche" come la "signorinetta", una conferma, quest’ultima, dell’ostilità evoliana nei confronti di certa subcultura nazionale e popolare – si pensi alle passate polemiche del filosofo contro la canzonetta italiana – poco aderente allo stile guerriero fascista. Il secondo filo conduttore lo individuiamo nella riproposizione delle note posizioni in materia di razzismo. Le nazioni non sono razze; è questa l’idea guida, e una politica razziale, essendo ormai le razze incrociate, deve procedere all’isolamento e alla valorizzazione del ceppo ariano. Per Evola, la razza dev’essere costruita: essa "sorge attraverso un’azione creatrice ed evocatrice". Il tutto, ancora una volta, in polemica (questa volta implicita) sia con un certo razzismo tedesco, sia con le dottrine correnti nel regime fascista.

 

Adriano Romualdi, Gli Indoeuropei: origini e migrazioni, F. Germinario, L’Indice, novembre 2004
È appena il caso di ricordare che l’autore, morto trentatreenne nel 1973, già in vita era considerato, nell’area del radicalismo di destra, uno dei teorici più rappresentativi, nonché il maggior conoscitore dell’opera di Evola. Di più, e con maggior chiarezza: non c’è intellettuale italiano di vecchia e nuova destra, anche di quelli più presentabili, o che tali pretendono di essere, che non possano esibire un articolo in cui ci si richiama alla lezione di Adriano Romualdi; e il suo nome è ricorso talvolta anche nelle compassate pagine culturali del "Secolo d’Italia". A distanza di più di un trentennio dalla sua morte, la sua fama nell’area non accenna a diminuire e i suoi saggi sono puntualmente ristampati, come quello in questione, una raccolta di scritti usciti su sedi e in occasioni diverse, pubblicata alcuni anni dopo la sua morte, nel 1978. L’attuale ristampa si avvale di un saggio introduttivo del curatore. Questa raccolta di scritti spiega il motivo per cui Adriano Romualdi era un punto di riferimento teorico nel radicalismo di destra: era un intellettuale che si muoveva agilmente e con sicurezza fra Darré e Rosenberg, Gobineau e Clauss, Guenther ed Evola ecc. A Romualdi non mancavano naturalmente le conoscenze del dibattito antropologico e linguistico sulla questione degli indoeuropei. Ma il tutto è filtrato attraverso i suoi autori politici di riferimento, per contrapporre il nazionalismo continentale di un’Europa razzialmente unificata e altrettanto razzialmente intesa ai nazionalismi ottocenteschi delle piccole patrie: un tema caro alle sue posizioni e al gruppo di Ordine Nuovo cui era molto vicino. Romualdi si identificava con ciò che studiava.

 

Salvatore Giuseppe Verde, Scritti di estrema destra, F. Germinario, L’Indice, aprile 2005
Il titolo è volutamente provocatorio perché, com’è noto, l’estrema destra non si è mai considerata tale. Quanto all’autore, per diversi anni funzionario presso le istituzioni comunitarie di Bruxelles, è uno dei pochi economisti dell’area; e nei primi anni novanta aveva animato, per le Edizioni Ar, una rivista uscita per pochi numeri, "L’Antibancor", unico periodico di estrema destra specificamente dedicato a questioni di economia. La raccolta di scritti si estende lungo più di un trentennio, dal 1965 agli anni recenti, toccando diversi argomenti, da quelli economici all’immigrazione, per finire agli immancabili articoli su Evola. Nella prefazione il curatore sostiene che Verde è stato tra i primi, a destra, a ricorrere al noto concetto di "mundialismo", divenuto poi, nell’ultimo ventennio, la pietra angolare dell’estrema destra. Non ci si deve peraltro stupire se tutta la vicenda del radicalismo di destra del Novecento si è fondata anche su questo concetto. Degli scritti antologizzati paiono interessanti, sotto l’aspetto storiografico, soprattutto i primi tre (due dei quali inediti), elaborati durante il periodo della militanza ordinovista dell’autore (1965-67). Sono interessanti perché, considerata la scarsa documentazione di e su questo movimento, permettono di intuire il clima intellettuale e gli argomenti di discussione in quel milieu dove "l’Onore si chiama fedeltà". La chiusa di un "Manifesto agli italiani" del 1965, ad esempio, annuncia che la crisi morale in cui è sprofondata l’Europa impone il ritorno sulla scena di rinnovati "Ordini Cavallereschi".

 

Friedrich Nietzsche, L’anticristiano, A. Iadicicco, Il Foglio, 12/3/2005
Caso eccezionale in tedesco: il nome del fondatore della dottrina e del suo cultore, del modello e del suo seguace, coincidono. "Der Christ" è tanto il Cristo quanto il cristiano, tanto l’uomo quanto il Figlio dell’uomo. Il Figlio di Dio generato e fatto uomo, il Verbo divenuto carne diviene – anche e appunto sul piano verbale, per mezzo di un battesimo che assegna una miracolosa identità nominale – sinonimo dell’uomo tout court. È dunque, se non dogmaticamente trino, almeno lessicalmente doppio il bersaglio del Friedrich Nietzsche che, mirando al Crocefisso, punta contro il Cristo e insieme contro il cristianesimo. Per trafiggere il costato dell’uno e il cuore (cioè il nucleo metafisico) dell’altro con gli strali di una "imprecazione". In nulla è smussata la violenza dell’attacco assestato alla radice religiosa e morale della modernità dall’Antichrist se si sceglie di trasporre il diabolico personaggio dell’Anticristo nella parte ugualmente dissacrante di un "Anticristiano". La trasposizione si compie per via di una traduzione, che sposta la figura ben nota – nota nella sua veste italiana dalla presentazione di Ferruccio Masini, di cui Adelphi nel 1970 comprese la versione nell’eccelsa edizione critica Colli-Montinari dell’opera nietzscheana – quel tanto che basta per metterne in luce un profilo adombrato dalla maschera del profeta della morte di Dio. Contro Dio e al tempo stesso contro il suo fedele, predica Nietzsche-Dioniso-Zarathustra. Contro l’idolo auscultato al suo crepuscolo e abbattuto con scontro frontale poco prima di precipitare nel buio della follia. Agli occhi del suo antagonista era un nemico "ambiguo", "ambivalente" e "cruciale", non solo per un gioco di parole: "Cristianesimo – come già notava Giorgio Colli trent’anni fa, nella nota introduttiva alla propria edizione del testo – viene a implicare morale, metafisica, giustizia, uguaglianza degli uomini, democrazia. In breve assomma in sé i valori della modernità". E la croce, strumento di supplizio e oggetto di venerazione del Christ, è l’emblema più densamente simbolico di tutte le caratteristiche di quel mondo moderno che ne è il portato: affetto dalla malattia della verità, afflitto nel vigore affermativo della volontà, negatore della vita in nome di un aldilà. Infiacchito, indebolito, esaurito, declinante sulla china della bimillenaria décadence che inclina a svalutare i valori di bellezza felicità e stile. La loro trasvalutazione si compie "attraverso una distruzione del cristianesimo" e anche – in grande stile – attraverso il rinnovamento di una traduzione. Operazione squisitamente nietzscheana, degna del Nietzsche filologo, "amico delle parole".

 

Dal blog di Carlo Gambescia:
Veramente curioso, lo stimolante volumetto, tra l'altro dalla veste grafica elegantissima, curato da Piero Carini, Evola no-global?, Edizioni di Ar, Padova 2005, pp. 67, Euro 9,00 ( www.libreriaar.it ), che raccoglie saggi di Marino Freschi, Sandro Consolato, Giovanni Damiano, Piero Di Vona, Luca L. Rimbotti, Anna K. Valerio, su un Evola sorprendentemente attuale, come dire, "postmoderno". Utile anche per chi voglia avvicinarsi al pensiero del "Marcuse di Destra".

 

Piero Carini, a cura di, Evola no-global?, Dalla 'Cittadella' [Mauro Meriggi]
Sul “Mattino” di Napoli, il 31 agosto 2004, Marino Freschi propone un accostamento tra il radicalismo di Evola e quello degli odierni "no-global." “Evola no-global?” chiedono di rimando Le Edizioni di Ar in un questionario rivolto ai propri lettori. Ne nasce questo agile, interessante libretto in cui l’articolo di Freschi e i tre quesiti di Ar sulle reazioni da quello suscitate, sulla plausibilità di un’eredità evoliana assunta dai "no-global" e sul senso odierno della dicotomia destra-sinistra ("Un epitaffio per Julius Evola?"), accompagnati dalle risposte di Sandro Consolato ("Evola: la rivolta magica"), Giovanni Damiano ("Oltre l’identitarismo"), Piero Di Vona ("La fortuna di Evola"), Luca L. Rimbotti ("Evola: un ribellismo aristocratico") e Anna K. Valerio ("Nichilismo creativo"), si trovano incorniciati tra la premessa ideologica e metodologica del curatore, Piero Carini ("Un nuovo dibattito: il nichilismo creativo?"), e un’"Appendice" in cui questi ricorda, con opportuna riproposizione dei testi evocati, una “provocazione” di Ar dell’ormai lontano 1970 (il “Che” Guevara citato nell’"Avvertenza" posta dall’Editore al volumetto di Evola) e l’immediata reazione ad essa del romano Centro Studi “Ordine Nuovo”.
Evola no-global ? si legge volentieri, ma dietro di sé lascia il dubbio che la sua digestione da parte dei lettori sia destinata a rimanere ancorata al contingente, da cui pure il lavoro è dichiaratamente scaturito. Un contingente oltre il quale si slancia, più di ogni altro, un audace periodo di Anna K. Valerio, che forse sarà necessario divulgare e quindi, purtroppo, volgarizzare (nel senso linguistico, ma non solo): “La negazione degli strati negligenti del tempo è la prassi inevitabile per riscoprire le falde dell’intemporalità; l’attimo del più cupo sprofondare negli abissi, del più prodigioso dissolvere nel caos le espressioni della modernità, diviene il "kairòs" da cui comincia una demiurgica, e verticale, creazione nuova degli elementi vitali. Nichilismo è il ‘magnum inane’, il vuoto immenso, che prelude a ogni cosmogonia”.

 

E. Erkes, Credenze religiose della Cina antica, C. Mutti, Eurasia n 1/2006
Il Chou-li (Rituale dei Chou) e il Li-chi (Libro dei Riti), due dei Tredici Classici del canone confuciano, furono scoperti da Liu Hsiang negli archivi imperiali cinesi, assieme ad altri testi redatti in antica grafia. [continua]

S. Michelacci, Il comunismo gerarchico, L. L. Rimbotti, Linea, 13/6/2004
[...]L'Autrice, specialmente attraverso l'analisi del concetto di proprietà, studiato nella dottrina e nelle legislazioni sociali del Regime fascista, della Repubblica Sociale e dei Terzo Reich, ed ancora nel pensiero sociale cattolico, perviene alla piena illustrazione di come vi fosse in quelle creazioni politiche la volontà di fondere le istanze tradizionali con le esigenze moderne, la comunità con la personalità: l'organismo con l'organizzazione[...]

J. London, Il vagabondo delle stelle, M. Triggiani, Diorama , n. 264 - 2004
[...]In questa opera, che è stata definita 'il romanzo spirituale di London', si sovrappongono varie dimensioni dell'essere, con tutta la carica dei sentimenti dominanti del romanzo, non esclusi l'amore e l'odio. Vi si intrecciano quindi carcere e vita, il desiderio di attraversare e rivivire le vite precedenti e quello di sdoppiarsi e abbandonare la condizione fisica poco prima dell'esecuzione capitale. Il romanzo rappresenta una sorta di summa degli interessi esoterici e di impegno civile, ma anche delle aspirazioni che lo scrittore statunitense viveva interiormente[...]

G. P. Mattogno, L'Antigiudaismo nell'antichità classica, M. Alessandroni, La Cittadella,
n. 13, 2004
La ricerca offre come presupposto un'esposizione senza preconcetti e come obiettivo un'insieme ordinato e completo delle fonti: delle due sezioni in cui è divisa la prima indaga sulla questione ebraica nel mondo greco e romano, la seconda raccoglie le fonti ad essa relative, con il pregio dell'inclusione del testo originale oltre a quello in traduzione.[...]Una lunga sezione di premesse, di storia degli studi e di dettagliate ricostruzioni documentate dalle fonti greche e latine e da quelle giudaiche, seguita da una seconda parte che ne raccoglie il primo gruppo, compongono una ricerca storica notevole e unica[...]

J. London, Il vagabondo delle stelle, M. Triggiani, Vie della Tradizione, n. 33 - 2004
[...]Un anno prima della morte scrisse un pamphlet contro la pena di morte che conteneva un'invettiva contro il sistema carcerario. In questo libro, lo scrittore usa sovrapporre realtà e finzioni scrivendo una racconto fra memoria della vita e 'memoria atavica', fra mente e corpo, spirito e 'attesa'.

A. Baeumler, L'innocenza del divenire, L. L. Rimbotti, Linea, 1/12/2003
[...] In una serie di scritti che vanno dal 1929 al 1964, Baeumler ingaggiò una lotta culturale per ricondure Nietzsche nel suo alveo naturale di pensatore storico e politico, [continua]

C. Stellati, Una ideologia dell'Origine. Franco Freda e la controdecadenza, Sal. Sant., Area, ottobre 2003
Questo libro è un audace percorso che tenta di ricostruire l'esperienza politica e culturale di Franco Freda [...] Si susseguono pagine dense che hanno la forza e il coraggio di far emergere con chiarezza e forza evocativa, al di là del dato puramente umano, l'atmosfera della destra radicale, un'esperienza che si fa manifestazione storica di forme ideali che danno sostanza agli eventi [...].

P. Di Vona, Julius Evola e l'alchimia dello spirito, A. Piscitelli, La Cittadella , n. 11, 2003
[...]Di Vona ripercorre [...] l'evoluzione personale di Evola, le correnti spirituali del suo tempo, l'esperimento sintetico del Gruppo di Ur e approfondisce le reazioni che accolsero La Tradizione Ermetica. Se Carl Gustav Jung, con un'onestà intellettuale che gli fa onore, riconobbe il valore di dell'opera di un'autore che non gli lesinava critiche[...]

J. London, Il vagabondo delle stelle, M. Triggiani, La Gazzetta del Mezzogiorno, 23/11/2003
Quando si pensa a Jack London, si pensa allo scrittore di avventure che tanto ha nutrito, con le sue opere, l'immaginazione della nostra infanzia. Eppure l'autore statunitense, morto quarantenne nel 1916, aveva interessi e personalità molteplici. Era attento all'impegno civile, narrava storie di avventura che hanno avuto avidi lettori e verso i trent'anni si interessòai fenomeni che nella fine dell'ottocento positivista e materialista, facevano parte della cultura corrente: lo spiritismo e l'occultismo[...]

C. Andreoli, La politica totale di Pitagora, Il Salernitano, 9/7/2003
In questo libro, L'Autore ripercorre la drammatica avventura politica della setta pitagorica nella Crotone del VI secolo. I riscontri filologici e l'impeccabile analisi delle antiche fonti permettono all'autore di riscoprire i temi sorprendentemente attuali di questa vicenda quasi dimenticata[...]

J. Evola, I testi di Totalità, Il Borghese, la Destra; J. Evola, Metafisica della guerra, G. Accame, Area, maggio 2003.
[...] Gli ultimi [articoli evoliani raccolti in volume -ndr] sono appena usciti da Ar con le introduzioni di due tra i più solidi e penetranti studiosi evoliani, Roberto Melchionda e Piero Di Vona. [continua]

B. di Dario, Il sole invincibile, A. Piscitelli, Linea, 28/5/2003.
L'Imperatore che inventò il Natale.
Il culto solare di Adriano al tramonto dell'Impero.
[…] Adriano, energica tempra di soldato e di organizzatore, riuscì a sanare sul campo la disgregazione dell'Impero romano e avviò una serie di riforme sociali per contrastarne il declino, per confermare il ruolo di guida sopranazionale delle genti. Il culto solare che egli affermò inaugurando il 25 dicembre del 274 un tempio al Sol Invictus in Campo Marzio fu appunto all'insegna dell'univetà e dell'universalità.

P. Buttafuoco, 'Fogli consanguinei'; J. Evola, 'I testi di Totalità, Il Borghese, La Destra'; A. Segatori, ' La comunità vivente ', M. Bernardi Guardi, Il Secolo d'Italia, 22/5/2003
Arrivano dalle Ar stilettate anticonformiste. Una casa editrice e un bel po' di libri da segnalare. Tutti di qualità, e che dunque val la pena di leggere, perché c'è dentro qualcosa che arriva al cuore e al cervello, e che resta. [continua]

S. Paliaga, L'uomo senza meraviglia. La globalizzazione nell'epoca della rete,
F. Germinario, L'Indice, n. 5/2003
La critica della globalizzazione presenta, com'è noto, anche un versante di destra. Anzi, la destra, prima che la sinistra, può vantarne la primogenitura, almeno per quanto concerne le declinazioni antiamericane, la salvaguardia delle differenze, ecc. […] il saggio di Paliaga costituisce uno dei lavori più seri finora pubblicati a destra -almeno nella destra italiana- sull'argomento [...]».

J. Evola, I testi del Corriere Padano, F. Germinario, L'Indice, n. 5/2003
«[...]comprende gli articoli usciti su uno dei due quotidiani […] cui Evola collaborò stabilmente, lungo quasi un decennio, dal 1933 al 1942. Di particolare interesse sono gli articoli del biennio 1933-35, parecchi dei quali dedicati alla situazione politica tedesca. […]Evola scommette, insomma, sulle fortune politiche e intellettuali di quel settore dello schieramento tedesco vicino alle movenze della Konservative Revolution, cercando invano di diffonderne le posizioni in terra fascista italiana [...]».

C. Stellati, Una ideologia dell'Origine. Franco Freda e la Controdecadenza,
F. Germinario, L'Indice, n. 5/2003
Il volume, rielaborazione di una tesi di laurea, coniuga la biografia politica, le fin troppo note vicende giudiziarie e un'esposizione delle posizioni politiche di colui che possiamo ben definire il teorico più rappresentativo, da almeno un ventennio, del radicalismo di destra italiano. […] non v'è dubbio che si tratti di un lavoro onesto e documentato.

J. Evola, I Testi di Totalità, Il Borghese, La Destra, F. Germinario, L'Indice, n. 5/2003
«[...] Raccolta di scritti significativa, inoltre, per comprendere anche come la destra affronta il Sessantotto e gli anni successivi, nonché gli argomenti di cui in quegli anni si discuteva in quest'area politica [...]».

P. Buttafuoco, Fogli consanguinei, Il Foglio, 8/5/2003
«[...] questo giornale chiese a Pietrangelo Buttafuoco, nostro illustre collaboratore e critico della democrazia, di scrivere un'inchiesta sulle "obiezioni alla democrazia". Le democrazie sono forti se sanno inglobare e criticare le obiezioni forti che le riguardano (non quelle di comodo, retoriche). Quell'inchiesta è stata pubblicata di recente dall'editore Franco Freda (avete letto bene) con il titolo "Fogli consanguinei". E il direttore di questo giornale ha avuto il piacere di scriverne una breve prefazione [...]».

P. Buttafuoco, Fogli consanguinei, Il Domenicale, 3/5/2003
Un fascista. Estetizzante. Uno di quelli che non teme di dirlo. Ricciolo, siculo, ancora giovane e vigoroso per potersi permettere un triplo salto mortale dentro il cerchio di fuoco delle patrie lettere democratiche. [continua]

P. Buttafuoco, Fogli consanguinei, S. Paliaga, Linea, 24/4/2003
Uno sguardo oltre le democrazie. A Pietrangelo Buttafuoco, giornalista de “Il Foglio”, l'audacia della denuncia scolpita con uno stile fiammeggiante che riecheggia il gusto degli sperimentalismi d'avanguardia non manca. [continua]

F. Schoun, La Tradizione dei Pellirosse, M. Iodice, Il Salernitano, 11/4/2003
Frithjon Schoun, nel suo pregevole volume "La Tradizione dei Pellirosse", (Edizioni di Ar), introduce, tra gli altri, un momento di discussione di grande interesse, cioè quello di ipotizzare uno 'sciamanesimo pellirossa'. L'autore impiega questo concetto essenzialmente per identificare la posizione della cultura spirituale "americoide" nel contesto delle famiglie tradizionali (ovvero ataviche e fondatrici) dell'umanità. […].

P. Buttafuoco, Fogli consanguinei, M. Iodice, Il Salernitano, 5/4/2003
Obiezioni alla democrazia, del tipo più temibile: non di quelle che l'avvalorano accettandone l'ipocrita gioco delle libertà di espresione, ma temibili perché figlie di una visione “estetica” della libertà che è conseguenza di una visione elitaria e aristocratica della società e delle sue espressioni contemporanee [...] Atti di acusa, senza alcuna ombra di virulenza o astio verso un modello di società ma piuttosto attestazioni di approvazione verso modelli alternativi che si ricollegano a più ancestrali forme di ragionamento e di pensiero.

C. Stellati, Una ideologia dell'Origine. Franco Freda e la controdecadenza, Ideazione, gennaio/febbraio 2003
Nato come tesi di laurea presso l'Università degli Studi di Perugia questo volume ha il merito di inquadrare in chiave storica, con l'ausilio di materiali spesso di difficile reperibilità, la vicenda politico-intellettuale di Franco Freda, teorico (a metà strada tra Evola e Juenger) di una destra aristocratica ed "integrale", antiborghese e "rivoluzionaria". Asettico e ricco di informazioni. Utile per chi si occupa della complessa (e sinora mal studiata) vicenda della destra italiana del secondo dopoguerra, autentico labirinto di posizioni e correnti, spesso tra loro inconciliabili.

J. London, Il vagabondo delle stelle, Il Domenicale, 8/2/2003
Jack London visionario incantato.
«[...]chi ancora nutra riserve sull'avventura spirituale dell'eroe di 'The star rover' (1915), sarà persuaso dall'eccellente nota che Fabrizio Sandrelli, traduttore del romanzo, ha apposto in appendice al volume [...] London intendeva scrivere un 'pamphlet' contro la pena di morte e l'ipocrisia del sistema carcerario. Ma la sua attrazione per il numinoso, il misterioso e il soprannaturale ebbe la meglio. E quella goccia di irrazionalismo presente nella sua vena sin dalle prime prove letterarie [...] si profuse, un anno prima della sua morte, nella più visionaria delle sue storie.

M. di Dario, Il Sole Invincibile, M. Iodice, Il Salernitano, 7 febbraio 2003
«[...]Beniamino M. di Dario col suo 'Il Sole Invincibile" traccia un quadro, inedito e completo, della grande figura di Imperatore romano, che meriterebbe ben altra conoscenza e 'culto' [...] .Aureliano, che eresse il 25 dicembre 274 in Campo Marzio, un tempio dedicato al Dio Sole, rinnovò in una Roma dimentica delle sue origini pagane, una sensibilità primordiale [...]» .

J. Evola, I testi della Rassegna Italiana, I testi del Conciliatore, M. Triggiani, Vie della Tradizione, ottobre-dicembre 2002
«[...]non si tratta quindi di ristampe "da amatore", ma per studiosi e per coloro che intendono meglio comprendere il metodo tradizionale applicato alle vicende dell'epoca moderna [...] l'uscita per la collana "Testi" delle Edizioni Ar, degli articoli apparsi su 'La Rassegna Italiana' e il 'Conciliatore', offre al lettore un panorama più ampio su periodi differenti [...] Ristampe interessanti, quindi, per conoscere testi che altrimenti sarebbero stati condannati all'oblio.

J. Evola, I testi de Il Conciliatore, F. Germinario, L'Indice, n. 9, settembre 2002
“Il volume raccoglie gli articoli pubblicati lungo un quindicennio (1958-1973) appunto sul ‘Conciliatore'. [continua]

P. Drieu La Rochelle, L'agente doppio, F. Germinario, L'Indice, n. 9, settembre 2002
“Un'edizione italiana dello scritto di Drieu era già uscita vent'anni fa. Quest'ultima ci sembra ben più organizzata sotto l'aspetto editoriale, avvalendosi anche del testo francese a fronte. È il Drieu ideologicamente irrequieto. Non a caso il racconto è ambientato nella Russia zarista e della guerra civile, con il protagonista, una spia di professione, che deve barcamenarsi fra i rossi e i bianchi. Fino a rifiutare ambedue gli schieramenti. Insomma, il Drieu ribelle e anarcoide, quello del socialismo fascista, che tanto ha affascinato la Destra del Novecento”.

Adriano Segatori, La comunità vivente, S. Paliaga, l'Officina, n. 7-8, 2002
«[...]Siamo testimoni in questi ultimi anni dello sfarinarsi del tessuto connettivo che tiene insieme le comunità. [continua]

A. Segatori, La comunità vivente, V. Portel, Voce Isontina, 27/7/2002
«[...]In “La comunità vivente” vengono messi in luce i processi di degradazione e degenerazione che ci hanno portato a questa società [continua]

A. Segatori, La comunità vivente, La Padania, 13/7/2002
«[...]L'angolo visuale di questa analisi è sicuramente originale, in quanto l'autore è uno psichiatra-psicoterapeuta. Particolarmente interessante è dunque l'approccio alla problematica del tramonto della comunità : una denuncia spietata di come il sistema su cui si regge la società moderna tenda a negare "la patologia dell'ambiente di vita patologizzando la forme del malessere"[...]».

G. Damiano, Elogio delle differenze, M. Triggiani, La Gazzetta del Mezzogiorno, 14/7/2002
«[...] Una critica della globalizzazione e del mondialismo [continua]

J. Raspai, Il Campo dei Santi, Eleuteros, Rinascita , 5/5/2002
«[...] Oggi la storia inventata sta prendendo forma nella realtà [continua]

A. Venier, Il disastro di una nazione, N. Mollicone, La meta sociale, 8/4/2002
«[...] Un libro poco reclamizzato ricostruisce il rapporto tra mondializzazione, globalizzazione e progetti delle multinazionali. [continua]

J. Haudry, Gli Indoeuropei, M. Triggiani, La Gazzetta del Mezzogiorno, 14/1/2002
«[...] Il libro è frutto di studi sulle istituzioni religiose, giuridiche, linguistiche ed economiche. E non a caso, in ogni capitolo, è riportato il raffronto fra le realtà greca, romana, celtica e germanica [...] Jean Haudry sottolinea che 'essendo pluralista e diversificata, la religione indoeuropea è per sua natura tollerante'; in altre parole l'atteggiamneto nei confronti dell'altro non era quello tipico del proselitismo, dell'evangelizzazione, ma si basava sulla convinzione che ogni gruppo custodisce i propri riti , la propria tradizione senza avere la finalità di divulgarli.[...]»

I. Nitobe, Bushido, Aikikai d'Italia, gennaio 2002
«[...] Giustamente questa edizione, preceduta da una lunga introduzione ad opera di Rinaldo Massi, accompagna il testo di Nitobe con una nutrita serie di appendici, che chiariscono ed integrano quanto detto nel testo e costituiscono altrettanti inviti all'approfondimento.[...]»

M. Pacilio, Conoscenza tradizionale e sapere profano. René Guénon critico delle scienze moderne, M. Triggiani, Vie della Tradizione, n. 24, ottobre-dicembre 2001
«[...] Le Edizioni di Ar hanno dato alle stampe un'opera di pregio: un saggio sulla critica che Guénon ha rivolto alle scienza moderne [...] Una disamina precisa del pensatore tradizionalista rimanda al rifiuto che questi nutriva verso la scienza moderna, considerata inferiore ai saperi dell epoche antiche, in quanto svincolata da ogni elemento di conoscenza metafisica[...]»

J. Evola, I Testi de 'La Rassegna Italiana', La Padania, 21/12/01
Continua, da parte delle Edizioni di Ar la pubblicazione di interessanti raccolte di scritti di Julius Evola [continua]

di Vona, Metafisica e politica in Julius Evola, Iniziativa Meridionale, n. 27, dicembre 2001
«[...] Superando le usuali interpretazioni, che accentuano la dimensione metafisica a danno dell'aspetto politico, Di Vona dimostra come invece la connessione tra metafisica e politica sia necessaria per la comprensione del pensiero evoliano e come questa connessione comprenda la natura e il fine metafisico della sua dottrina. Chiarendo i termini ideologici, spaziali e temporali indicati da Evola nella propria teoria dello Stato, l'Autore sviluppa le principali tesi politiche, la struttura costituzionale e l'ideale di unità europea. Infine mostra il rapporto contiguo tra la terza dimensione degli eventi storici e la scienza della sovversione. [...]»

B. M. Di Dario , La via Romana al Divino, F. Germinario, L'Indice, n. 10, ottobre 2001
«[... ] Com'è noto, per il filosofo della tradizione fondamentale era la questione dell'Imperium, [continua]

Franco G. Freda, I lupi azzurri. Documenti del Fronte Nazionale, F. Germinario, L'Indice,
n. 10, ottobre 2001
«[...] Stando alla mitologia nordico-aria i lupi azzurri erano gli emarginati dal branco. Qui gli emarginati sono i compagni di ventura del Fronte nazionale, fondato da Freda agli inizi degli anni novanta e poi disciolto su sentenza della magistratura alcuni anni dopo. (...). Il Fn denunciava il meticciato e l'invasione dei cittadini stranieri, presentandosi quale scuola di "Educazione etnica". L'obiettivo è anche quello dell'educazione militare dell'anima che valorizzi il fondo extrarazionale. [...]»

Julius Evola, Metafisica della guerra, La Padania, 30/9/2001.
«[...] C'è un'interessante opera di Julius Evola che merita di essere riletta. Si tratta di 'Metafisica della guerra', [continua]

Il conflitto della cultura moderna, A. Iadicicco, Il Giornale, 31/7/2001
«[...]Vita e forme: ecco il punto decisivo del pensiero di Georg Simmel, [continua]


J. Haudry, Gli Indoeurpei, A. Lombardo, La Padania, 6/6/2001
«[...] Per quanto attiene la spiritualità, Haudry così scrive dell'animo indoeuropeo: «Essendo pluralista e diversificata, la religione indoeuropea è per sua natura tollerante
[continua]

P. Di Vona, Metafisica e Politica in Julius Evola, A. Iadicicco, Il Foglio, 31/5/ 2001
«[...]Per comprendere la posizione intellettuale di Evola è utile inoltre tenere presente qualche riferimento teorico. Tipo la sua nota vicinanza a certa cultura germanica che ne fa (lo afferma Piero Di Vona in "Metafisica e Politica in Julius Evola", Ar, 2000) "il rappresentante italiano della Rivoluzione Conservatrice tedesca"[...]»

J. Haudry, Gli Indoeuropei, S. Giuliano, Salernocity.com, maggio 2001
«[...]L'uscita del volume di Jean Haudry, docente di sanscrito presso l'Università di Lione III ed uno dei maggiori esperti di indoeuropeistica, da parte della casa editrice Ar (la cui sede è a Padova ma la cui distribuzione è a Salerno) e con il contributo dell'Università di Torino, si pone dunque come un'operazione coraggiosa oltre che altamente meritoria, andando a colmare un grave vuoto nel panorama editoriale nostrano. Piace segnalare, infine, che nell'accurata traduzione si è tenuto conto tanto dell'edizione originale francese del 1981 che di quella, più aggiornata, inglese del 1992, aggiungendo, inoltre, un interessante corredo fotografico.[...]»

G. Damiano, Elogio delle differenze. Per una critica della globalizzazione, P. Marcon, Maschiselvatici.it, maggio 2001 
«[...]Dopo aver individuato i protagonisti della globalizzazione nelle organizzazioni internazionali politiche [continua]

M. Pacilio, Conoscenza tradizionale e sapere profano, W. Catalano, Diorama, aprile 2001
Proseguendo lungo la via tracciata da Piero Di Vona, un gruppo nutrito di studiosi si dedica alla riflessione sui molti spunti offerti dagli autori del tradizionalismo integrale. [continua]

J. Raspail, Il Campo dei Santi, N.M., Iniziativa, gennaio/febbraio 2001.
«[...]La lettura di questo testo è angosciante, ma raffigura efficacemente tutto quel mondo di persuasori occulti del multiculturalisno (clericali, politici, giornalisti, finanzieri, economisti) che smantellano ogni difesa fisica e spirituale dell'Europa ma che alla fine saranno anch'essi travolti dall'ondata immigratoria[...]»

O. Spengler, Albori della Storia mondiale, G. Fergola, Linea, 18/2/2001.
«[...]Qui non si parla di civiltà apollinea, faustiana e magica ma, andando ancora più indietro, si fa il confronto fra la "kultur" di Atlantide estesa dall'Irlanda all'Egitto, quella di "kash" tra l'India e il mar Rosso, quella di "Turan" fra il Nord dell'Europa e la Cina[...]»

E così tramontò la vecchia Europa. A Milano una rilettura di Oswald Spengler, profeta dell'antimoderno, M. Mora, La Padania, 24/2/2001.
«[...]Di Oswald Spengler e di alcuni suoi libri si è parlato mercoledì sera alla libreria Rizzoli di Milano, [continua]

Se l'ottusità è Manifesta. C. Risè, intervista a La Padania, 23/2/2001.
«[...]è molto facile isolare l'avversario scaraventandogli addosso accuse false e pretestuose di antisemitismo e di nazismo, ma così si nega la libertà di parola alla radice. Destra e sinistra non possono incontrarsi neanche in un convegno? E dov'è la civiltà? E' vero, una delle case editrici, Ar, animata da Franco Freda, ha pubblicato testi nazisti, ma anche libri di straordinaria qualità, parecchi di sinistra. Mi viene in mente l'Elogio delle differenze , di Giovanni Damiano. Perché non se lo leggono, invece di accendere falò virtuali?[...]»

J. Raspail, Il Campo dei Santi, D. Gianetti, Giornale della Biblioteca civica di Rovello Porro.
Recentemente tra i libri acquistati dalla biblioteca civica vi è n romanzo che, per contenuti e livello letterario, merita di essere segnalato all'attenzione dei lettori. Ci riferiamo a "Il Campo dei Santi" di Jean Raspail[...]»

J. Evola, Orientamenti. Undici punti, F. Germinario, L'Indice, febbraio 2001
«[...]A quanto ci risulta questa è l'ultima ristampa - e probabilmente anche la migliore sia sotto l'aspetto critico sia sotto quello editoriale. Oltre al testo in questione compaiono anche due articoli del filosofo sul medesimo argomento, nonché alcuni commenti di alcuni studiosi del pensiero evoliano... Non manca neanche Freda, curatore del volume e autore di un commento agli "Orientamenti" evoliani [...]»

F.G. Freda, La disintegrazione del sistema, F. Germinario, L'Indice, febbraio 2001.
«[...]L'attuale ristampa è accresciuta dal contorno di alcuni scritti di Freda pubblicati fra il 1962 e gli anni novanta e da riflessioni di due intellettuali d'area (Ingravalle e Damiano) e di Piero Di Vona, studioso del pensiero filosofico tradizionalista. Dei testi di Freda alcuni sono noti, altri come nel caso dell'Ordine dei Ranghi, finora inediti, erano circolati solo in forma dattiloscritta[...]»

M. Pacilio, Conoscenza tradizionale e sapere profano, La Gazzetta del Mezzogiorno, 31/12/2000
René Guénon contro il moderno. [continua]

P. Di Vona, Metafisica e politica in Julius Evola, La Padania, 7/12/2000
Evola dalle fondamenta.
Uno studio sistematico su metafisica e politica.
«[...]Un libro sicuramente non facile, ma indubbiamente assai interessante che apre importanti squarci sul pensiero e le opere di Evola.[...]»

Venier, Il disastro di una nazione. Saccheggio dell'Italia e globalizzazione, M. De Troia, Area, novembre 2000.
Craxi e Freda uniti nella lotta. 
Il politico e l'editore più maledetti d'Italia uniti da un libro.
«[...]Sono pagine costruite intorno ad un forte sentimento antiliberista, che trovano,  per differenti ragioni, la comprensione di una casa editrice dalla lunga tradizione antieconomicista[...]»

J. Evola, Orientamenti, Giano Accame, Area, novembre 2000
Intellettuali senza partito.
La ripubblicazione di "Orientamenti", di Julius Evola, consente di ripensare il rapporto burrascoso tra destra e cultura.
La riedizione di Orientamenti di Julius Evola nella collana "Gli inattuali" di Ar a cura di Franco Freda e coi commenti di Giovanni Damiano, Piero Di Vona, Enzo Erra, Roberto Melchionda, Giovanni Perez, Luciano Lìcandro può contribuire alla riflessione sui rapporti tra la cultura e la destra. [...]»

Faÿ, La Massoneria e la rivoluzione intellettuale del settecento, Rinascita, 20/9/2000 
Massoneria. Un libro ritrovato. [continua]

J. Evola, Orientamenti. Undici punti, G. Savoini, La Padania, 12/9/2000
Ripubblicati gli 11 punti di Orientamenti : il libretto scritto nel 1950 da Evola non ha perso attualità. «[...]Fortunatamente esistono ancora sacche di resistenza all'omologazione mondialista, alla società multirazziale, al "politicamente corretto": c'è ancora chi vuole pensare con la propria testa, insomma. A costoro gli undici punti di "Orientamenti" potrebbe aggiungere alcune importanti riflessioni di tipo meta-politico, necessarie per muoversi all'interno di un mondo sempre più complesso e variegato[...]».

U. Nisticò, Prontuario oscurantista, La Padania, 21/9/2000
«[...] Il volume di Ulderico Nisticò, Prontuario Oscurantista, Edizioni di Ar, non è soltanto un'acuta rilettura degli avvenimenti storici che contrassegnarono il Meridione d'Italia durante il regno borbonico ma anche una guida ai valori propri dell'ethnos meridionale: Il testo di Nisticò si sofferma in particolare sulle vicende del 1799, dandone una interpretazione in più punti controcorrente rispetto alla dominate vulgata "neogiacobina". Ma è indubbio che altre pagine essenziali del testo sono quelle riguardanti Ferdinando II, dalle quali esce un ritratto del Borbone davvero lontano dalle varie "leggende nere" circolanti sin dal risorgimento.[...]»

R. Massi-D. Zanchi, Tenchu, G. Fergola, Linea, 15/9/2000
«[...] così la fallita rivolta degli ufficiali cui allude Mishima nella celebre novella "Patriottismo", fu fatta in nome dell'autorità dell'Imperatore, anche se fu spietatamente repressa proprio per ordine di Hiro Hito. Su tutto questo ci ragguagliano ampiamente Rinaldo Massi e Dario Zanchi nel libro. "Tenchu" significa infatti "castigo del cielo" ed era un termine molto diffuso negli anni '30 tra i giovani ufficiali, in quanto essi si ritenevano solo gli esecutori della superiore volontà celeste.[...]»

U. Nisticò, Prontuario oscurantista, M. Bernardi Guardi, Il Tempo, 21/7/2000
«[...] Il "Prontuario oscurantista" di Ulderico Nisticò non solo è un efficace manualetto di "controstoria", ma si raccomanda anche per la sua polemica estrosità di "pamphlet" graffiante e dissacrante , ed affidato ad una prosa volutamente di antica fattura, dove i toni aulici servono a rendere più feroce l'ironica irriverenza.[...]»

M. Walser, La banalità del bene, M. Freschi, Il Giornale, 5/7/2000
«[...] Nel suo discorso di ringraziamento per il conferimento del premio per la pace (Walser) ha lanciato una vera e propria provocazione, [continua]

G. Damiano, La filosofia della libertà in Julius Evola, L. Leonello Rimbotti, Diorama, giugno 2000
«[...]Giunge quindi molto a proposito questo lavoro di Giovanni Damiano, che in uno spazio breve ma affollato di spunti analitici e di sondaggi in profondità colma una lacuna, illustra con invidiabile concisione tutto un percorso speculativo e, non da ultimo, mette a disposizione dei volenterosi un eccellente strumento di studio, che si spera stimolerà nuove iniziative sull'argomento. [...]» 

G. Fino, La spada giapponese, G. Fergola, Linea, 30/6/2000
«[...] In ogni civiltà guerriera la spada, soprattutto in tempi in cui non esistevano, armi da fuoco, ha sempre avuto un altissimo significato, al tempo stesso sacrale, simbolicoe pratico. Il discorso vale in particolar modo per il giappone, la cui civiltà, come quella occidentale, si è sviluppata nel senso dell'azione, ma in cui la modernizzazione solo dopo il 1945 ne ha degradato il senso nella direzione capitalistica e consumistica. [...]»

U. Nisticò, Prontuario oscurantista, M. Bernardi Guardi, Secolo d'Italia, 21/6/2000
«[...] Parlando, con cognizione di causa, di date e di dati, intorno ad argomenti forti come "assolutismo" e "utopia", "Borbone" e "democrazia", "donne illuministiche" e "insorgenze", "Napoleone" e "Ruffo", Nisticò infatti sottopone al vaglio di una critica spietata la "vulgata" giacobina, restituendo ai "vinti" non solo l'onore, ma anche la loro imagine "reale", sconciata da troppa storiografia.[...]»

U. Nisticò, Prontuario oscurantista, R. Camilleri, Il Giornale, 27/5/2000
«[...] Infine un libro "eretico": 'Prontuario oscurantista' di Ulderico Nisticò (Edizioni di Ar - Padova): C'è la prefazione di Pietrangelo Buttafuoco, firma del quotidiano che state leggendo. È una summa del pensiero catto-reazionario (in senso buono) che può costituire un ottimo vademecum per i cultori di storia.[...]»

Damiano, Elogio delle differenze, La Padania, 23/5/2000
«[...] L'alternativa differenzialismo/mondialismo rappresenta oggi il vero spartiacque tra civiltà (al plurale) e civilizzazione, e in parte anche tra mondo tradizionale e mondo moderno, categorie super storiche che attraversano e "interpretano" la Storia. Il saggio di Damiano "Elogio delle differenze" (edzioni di Ar) è un valio strumento di lettura dell'argomento, che spazia dagli aspetti economici a quelli sociali, giuridici e culturali della globalizzazione (cui l'attuale massiccio fenomeno immigratoria risulta del tutto funzionale) per poi delineare il concetto "nè superiori nè inferiori nè uguali, ma differenti" [...]» 

Walser, La banalità del bene, A. Iadicicco, Soprattutto, aprile 2000
«[...] Quando nel '98 una commissione di esperti approvò il progetto di Peter Eisenmann, Walser espresse duramente la prorpia opposizione. Non solo per ragioni estetiche. La distesa di 2.700 lapidi di cemento, alte fino a due metri e mezzo , vasta come un campo di calcio, progettata dall'architetto ebreo newyorkese, non solo gli sembrava un esempio di 'funereo kitsch ', ma una vera e propria 'cementificazione della memoria' [...]
[...] in italia è stato tradotto in 'La banalità del bene' il discorso che Walser tenne nell'autunno del '98 [...]»   

O. Spengler, Albori della storia mondiale. Vol. II, M. Freschi, Il Giornale, 27 aprile 2000
«[...] E' un'opera in divenire che illustra tormenti e turbolenze di una cultura alla ricerca di una consistenza teorica per oltrepassare la crisi della modernità con la resipiscenza della memoria storica all'interno di una sensibilità mitica [...]»

G. Damiano, Elogio delle differenze, La Padania, 7/4/2000
«[...] Inoltre Damiano mostra la sconcertante inconsistenza dei vari argomenti a favore della società globale (società che oramai ci si limita a considerare come irreversibile senza nemmeno fornire ulteriori spiegazioni) o la loro contraddittorietà: ad esempio, quelli che, per giustificare l'inevitabilità della società multirazziale , si appellano alla libera circolazione della forza-lavoro sono magari gli stessi che per altri versi criticano il neoliberismo, oppure si fa ricorso, al contempo, ai diritti umani e ad argomenti neoliberisti senza avvedersi del contrasto fra le loro logiche[...]»

G. M. Coogan, I creatori di moneta, M. Triggiani, La Gazzetta del Mezzogiorno
«[...] Il libro rappresenta un'analisi contro la creazione di danaro in maniera fraudolenta, contro i depositi bancari realizzati con artifici contabili, le manipolazioni del tasso di sconto e il trasferimento di grandi masse di valuta e metalli preziosi. Analisi critica delle oligarchie finanziarie che influiscono sulle politiche delle nazioni [...]»

M. Walser, La banalità del bene, F. Coppellotti, La Padania, 10/2/2000.
«[...] Questo discorso pronunciato poco più di una anno fa e su cui si continua a discutere e a dividersi in Germania ha anticipato nel suo significato profondo anche tutto quello che sta avvenendo oggi attorno al caso Haider: la strumentalizzazione del passato per impedire l'espressione della libertà dei popoli contro il nuovo totalitarismo che mira ad annientare la loro identità, la loro storia, la loro tradizione [...]»

M. Pacilio, Conoscenza tradizionale e sapere profano, R. Bagnoli, Il Quaderno, gennaio 2000.
«[...] Pacilio ha messo in evidenza soprattutto l'impegno volto ad affermare la tradizione del sapere ermetico e metafisico contro la "volgarizzazione" dell'enciclopedismo illuminista e in genere contro la decadenza moderna. In questo ambito è risultata interessante la critica "radicale" e "tecnica" di Guénon alla scienza [...]»

A. Baeumler, Estetica, A. Marroni, Oggi e Domani, dicembre 1999.
«[...] Bisogna subito dire che l' "Estetica" di Baeumler travalica sicuramente le barriere ideologiche che sono state erette intorno all'attività del filosofo tedesco a causa della sua adesione nel 1933 al nazionalsocialismo (come d'altra parte Heidegger, di cui era amico) e al conseguente rapporto di collaborazione con Alfred Rosemberg presso l'Ufficio di Vigilanza della scuola fino al 1941 [...]»

O. Spengler, Anni della decisione, M. Rossi, Area, dicembre 1999.
«[...] In "Anni della decisione" Spengler prevede e analizza problemi e situazioni tremendamente contemporanei. Il crollo delle società europee, la neutralizzazione politico-militare dell'Europa, il trionfo dell'economicismo ed infine l'avanzata pressante delle popolazioni extraeuropee verso i nostri confini sono solo preannunciate dall'Autore come fasi terminali di un ciclo che inevitabilmente si deve chiudere [...]»

B. Faÿ, La Massoneria e la rivoluzione intellettuale del settecento, Il Sole-24 ore, dicembre 1999.
«[...] Si potrebbe scrivere che quest'opera sulla massoneria si inserisce a pieno titolo nel filone della storiografia controrivoluzionaria, la stessa che ebbe nell'abate Augustin Barruel, autore dei "Mémoires pour servir à l'histoire du jacobinisme" il padre incontestato [...]»

Piero Ignazi, intervista al Corriere della Sera, 25/11/1999.
«[...] Evola - dice Ignazi - è una lettura che circola in maniera impressionante. È una specie di mito. È veramente il maitre à penser della destra radicale. Quello che tutti in tutta Europa leggono. René Guénon è un altro dei personaggi fascinosi di questa destra. Se vogliamo andare ai teorici di casa nostra un ruolo principe ce l'ha Franco Freda con la sua editrice Ar.[...]»

A. Bäumler, Estetica, A. Iadicicco, Il Sole-24 ore, 3/10/1999
«[...] Bäumler è uno di quegli autori "proibiti" ma indispensabili per comprendere alle radici il più grande dramma del secolo [...]»

G. Fino, La spada giapponese, C. Gualdana, Il Sole-24 ore, 21/2/1999.
«[...] La spada, nella tradizione nipponica, è ben più che uno strumento. Essa è un simbolo, una parte del guerriero al quale appartiene [...]»

G. Meyrink, Il Viso verde, G. de Turris, Lo Stato, febbraio 1998.
[...] Sicché si deve essere grati alle Edizioni di Ar per aver finalmente ritradotta integralmente quella che a mio giudizio è la sua opera più interessante e "attuale", "Il Viso verde", sinora noto attraverso la vecchia traduzione degli anni '20 [...]»

C. Taormina, Un delitto di eresia, M. Cabona, Il Borghese, n. 41, 1998.
«[...] Nello scorso maggio giornali e tivù, preoccupati per Adriano Sofri, non s'accorgono che, in appello, a Freda vengono confermati altri sei anni di reclusione per un "delitto contro la personalità dello Stato" che in realtà è un delitto d'opinione[...]»

J. Raspail, Il Campo dei Santi, C. Gualdana, Il Sole-24 ore, 4/10/1998.
«[...]"Il Campo dei Santi" ha il potere di scuotere le nostre certezze sin dalle fondamenta [...]»

M. Pacilio, Conoscenza tradizionale e sapere profano, C. Gualdana, Il Sole-24 ore, 1/9/1998.
«[...] Con raro acume e profondità di analisi, l'autore restituisce a Guénon le sue dimensioni reali [...]»

G. Brandes, Friedrich Nietzsche o del radicalismo aristocratico, L. L. Rimbotti, Diorama, febbraio 1997.
«[...] Nietzsche è visto come sensibile e ardito anticipatore di un clima superiore - fatto di omogeneità e non di difformità o mescolanza - dal quale far scaturire il protagonista delle ere a venire [...]»

Francesco Germinario, Liberazione, 11 giugno 1997.
«[...] Nei decenni a venire oltre ad attirare gli studiosi di filosofia (come ad esempio Giusso) la fortuna di Spengler fu decretata però dalla destra, da Mussolini, il quale, a detta di De Felice, negli anni '30 fu influenzato dal pensatore tedesco, ad Evola, autore di una prima traduzione del "Tramonto", nonché prefatore di alcune opere del Nostro. Fortuna, chiariamo, che dura ancora oggi, dato che alcune eleganti edizioni di Spengler figurano nei cataloghi di qualche casa editrice dell'estrema destra italiana come le Edizioni di Ar di Franco Freda [...]»

O. Spengler, Per un soldato, S. Ricossa, Il Giornale, 19/1/1996.
«[...] Il libretto mi è giunto in omaggio, il che mi impone almeno il dovere di sfogliarlo. L'ho sfogliato e poi l'ho letto da cima a fondo [...]»

F. G. Freda, Platone. Lo Stato secondo Giustizia, Il Sole-24 ore, 26/5/1996.
«[...] Ora un libro di Franco Freda prende le mosse dalle considerazioni platoniche per tornare a riflettere sugli stessi fondamenti dello Stato [...]»

V. Magnien, I Misteri di Eleusi, Il Sole-24 ore, 23/6/1996.
«[...] L'opera sui misteri di Eleusi dello studioso francese si può considerare esemplare per ampiezza di documentazione e per rigore deduttivo [...]»

V. Magnien, I Misteri di Eleusi, M. Freschi, Il Messaggero, 30/10/1996.
[...] Victor Magnien è uno dei più autorevoli studiosi di filologia classica e il suo libro su "I Misteri di Eleusi" è un capolavoro di quella disciplina [...]»

W. Sombart, Metafisica del capitalismo, L. Gallesi, Avvenire, 3/11/1995.
«[...] Cresciuto nell'ortodossia marxista, tanto da meritarsi l'appellativo di "professore rosso", Sombart se ne distacca ben presto criticandone le premesse materialiste e la scarsità di lungimiranza [...]»

G. Brandes, Friedrich Nietzsche e il radicalismo aristocratico, M. Freschi, Il Giornale, 17/12/1995.
[...] "L'espressione che Lei impiega è ottima: mi permetta di dirlo, è la cosa più intelligente che abbia letto sinora sul mio conto". Così scriveva il 2 dicembre 1887 Nietzsche a Brandes, di cui ora le Edizioni di Ar pubblicano il saggio "F. Nietzsche e il radicalismo aristocratico" [...]»

C. Costamagna, Dottrina del Fascismo, Diritto e Cultura, luglio-dicembre 1994.
«[...] E' una lettura assai istruttiva, anche perché Costamagna, pur essendo una figura minore rispetto a quella di un Alfredo Rocco o di un Santi Romano, manifesta in qualche modo l'essenza più propria dell'ideologia fascista [...]»

O. Spengler, Anni della decisione, M. Freschi, Il Giornale, 3 ottobre 1994.
«[...] "Anni decisivi" fu pubblicato nel 1973 per le edizioni del Borghese con una prefazione di Julius Evola (che aveva tradotto "Il Tramonto dell'Occidente"). E ora, di nuovo introvabile, viene riproposto nella nuova traduzione assai curata di Franco Freda. Il titolo ora ricalca letteralmente l'originale: "Anni della decisione"[...]»

F. Avigliano, L'enigma sociale, G. Accame, Pagine Libere.
«[...] Si tratta, come sempre nelle Edizioni di Ar, d'un testo ben curato, dove la figura di Avigliano, esce dalle nebbie da cui a malapena lo trasse Odon Por segnalandolo a Pound nei primi anni Trenta [...]»

L'Antibancor, F. Man., La Stampa, 3/2/1993.
«[...] Freda vara una rivista "antiplutocratica". 
Ora il Fronte Nazionale si lancia nei territori dell'alta finanza con una "rassegna periodica di economia e finanza" edita dalle Edizioni di Ar e intitolata con trasparente allusione "L'Antibancor".[...]»

O. Spann, Il vero Stato, 3 voll., F. Ingravalle, Fenomenologia e Società, Ed. Piemme, 1988
«[...] La traduzione dell'opera di Spann colma, indubbiamente, una lacuna nella cultura politica italiana (persino la monumentale "Storia delle dottrine politiche, economiche e sociali curata da L. Firpo ignora Spann [...]»

 

 
     
Franco G. Freda
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