Scritti vari  
 
   
  Giornate di studio evoliane
 

Abbiamo chiesto a Giovanni Damiano una breve relazione sull'incontro evoliano del maggio di quest'anno, al quale egli ha partecipato come relatore per le Edizioni di Ar.

Relazione

Il 13 e 14 maggio si sono tenute, a Roma ed Alatri, due “giornate di studio evoliane” dal titolo “Julius Evola e la cultura”, alla cui realizzzazione hanno contribuito le Edizioni di Ar, la Fondazione Evola, le Edizioni Heliopolis, la Libreria Croce e la Fondazione L'Abbadia.
A Roma, il giorno 13, nei locali della Libreria Croce, io, Gian Franco Lami e Alberto Lombardo abbiamo discusso sui testi evoliani apparsi sul quotidiano La Stampa ed editi sia dalle Edizioni di Ar nel 2004 che dalle Edizioni Heliopolis nel 2006.
Ad Alatri, il giorno seguente, nella preziosa cornice dell'Abbadia di S. Sebastiano, hanno presentato le loro relazioni Roberto Valle (“Julius Evola e la Russia”), Nicola Toraldo Serra (“L'odore d'oriente: da Evola a Pasolini”), Massimo Pacilio (“Evola e la collaborazione alla Vita Italiana”, in cui è stata inoltre presentata la recentissima pubblicazione in due tomi, per i tipi di Ar, di tutti gli articoli evoliani apparsi sul mensile diretto da Preziosi), Piero Di Vona (“Metafisica e politica in Julius Evola”), Francesco Saverio Festa (“Cristianesimo evangelico e impero evolvano: la polemica con il modernismo”), Stefano Arcella (“Il contributo di Evola alla conoscenza del buddhismo Vajrayana”). Queste relazioni sono state tenute in due sessioni, rispettivamente presiedute da Piero Di Vona e Gianfranco de Turris. Alle relazioni, inoltre, hanno fatto seguito diverse comunicazioni presentate da altri studiosi. Infine, Maurizio Murelli ha presentato in anteprima il primo dvd da lui realizzato sull'opera e la vita di Julius Evola.
Tre sono i punti importanti da sottolineare: innanzitutto l'impeccabile organizzazione, il cui merito maggiore va a Giovanni Sessa. Di poi, il fatto che tanti studiosi dell'opera evoliana, pur partendo da prospettive interpretative differenti, si siano ritrovati a discutere in un contesto amichevole e scevro da quelle animosità che per troppo tempo hanno ostacolato un proficuo confronto dialogico. Infine, la conferma di un approccio all'opera evoliana libero da deformazioni ideologiche, bensì scandito da un serio percorso di studi.
A quanto detto sinora aggiungo una breve sintesi del mio intervento e di quelli di Pacilio e Di Vona.
Il mio intervento ha preso le mosse da due articoli usciti su La Stampa, ossia “Costruire la razza” e “Guerra e ascesi”.
Il primo articolo si presta ad una interpretazione ‘locchiana'. Nel senso che Evola colloca la razza nelle remote origine ‘iperboree', per poi, una volta accertata la sua attuale ‘latitanza', procedere ad una sua ri-costruzione in vista di un futuro in cui essa sia nuovamente in grado di far intravedere pienamente i suoi valori originari. La prospettiva a mio parere è quindi decisamente ‘assonante' con quella di Locchi, che infatti leggeva più in generale il fascismo ma anche la razza (in ambito nazionalsocialista) come tensione tra origine mitica e futuro ad-veniente. In questa prospettiva il presente non scompare ma è ‘ponte', momento costruttivo non fine a se stesso bensì proiettato verso un futuro in cui possa darsi un nuovo inizio dell'Origine. Tra l'altro, ad ennesima testimonianza di una ‘concordanza' con le tesi di Locchi, la costruzione della razza sembra rispondere a due presupposti tra loro complementari e strettamente intrecciati: un percorso spirituale in primis personale caratterizzato quasi volontaristicamente. Ossia, la costruzione della razza deve innanzitutto realizzarsi a livello personale, come tappa della propria specifica realizzazione, e con un atto volontaristico, cioè deve essere ‘guidata' da una chiara volontà ricostruttiva. Tutto ciò nel pieno rispetto della nota tripartizione corpo-anima-spirito, ergo senza astratte spiritualizzazioni slegate dal dato biologico, essendo quest'ultimo necessario anche se non sufficiente. Di poi, la prospettiva va allargata a livello comunitario, in vista di una sorta di ‘mobilitazione razziale' delle masse. Il fascismo, pertanto, può essere interpretato come un tentativo ‘eroico', in piena sintonia con la dottrina evoliana dell'età eroica come età che tenta, in un contesto già segnato dalla decadenza, di riconnettersi all'Origine. E all'interno di questa lettura, trova posto l'idea di razza (idea e non concetto, ovviamente, in quanto non di astratta teoresi si tratta ma di prassi, di costruzione attiva e concreta, di realizzazione pratica) come una delle vie di ‘riattivazione' eroica. Lo stesso vale, infine, per l'altro tema collegato allo scritto “Guerra e ascesi”. Anche qui ci si trova di fronte ad una via di realizzazione in primis personale, via che può condurre ad esiti spirituali folgoranti purché la guerra venga letta come ‘nichilismo metafisico', come abbandono di tutto ciò che è attaccamento. Un Io che si realizza nel distacco da ciò che è mera vita, un'ascesi come prassi non contemplativa ma attiva, guerriera appunto. Anche qui continuano a risuonare certe temi del periodo filosofico, a dimostrazione di come in fondo la filosofia non sia scomparsa definitivamente dall'orizzonte evoliano con la conclamata chiusura del periodo filosofico propriamente detto.
Pacilio ha affrontato un argomento indubbiamente cruciale, ossia la collaborazione evoliana alla Vita Italiana. In particolare due sono stati i punti al centro della relazione di Pacilio: il rapporto tra nazionalismo e razza e il legame tra Guénon ed Evola. La razza rende indubbiamente problematico il concetto di nazione, perché lo attraversa sia orizzontalmente sia verticalmente. Infatti, la prospettiva evoliana punta soprattutto ad enucleare dal corpo della nazione un'aristocrazia razziale di tipo ‘ario-romano, in grado di riallacciarsi agli originari valori solari ed olimpici. Ma nella Vita Italiana compare anche, nel 1935, il famoso articolo “Un maestro dei tempi moderni: René Guénon”. Da qui la necessit, avvertita da Pacilio, di andare alla cerca delle influenze guénoniane anche nelle posizioni evoliane presenti sul mensile di Preziosi. In particolar modo Pacilio ha collegato la dottrina razziale evoliana con la dottrina metafisica esposta da Guénon nella sua opera Gli stati molteplici dell'essere. In estrema sintesi, la triade corpo-anima-spirito corrisponde a tre diversi livelli di manifestazione dell'essere, e quindi finisce per costituire giustappunto una totalità.
Infine, Di Vona ha affrontato i rapporti intercorrenti in Evola tra il piano metafisico e quello politico. Sono stati così messe in evidenza le radici guénoniane e platoniche del pensiero evoliano, così come l'importanza dell'Imperium e del ghibellinismo.


 
 
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Franco G. Freda
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